Il Metodo delle azioni fisiche. Intervista a Carlos Maria Alsina

«Questo è quanto facciamo ora: oggi leggiamo un nuovo dramma e domani lo stiamo già recitando. Cosa possiamo recitare? Nel testo si dice il signor X entra e trova la signora Y… Sai come si entra in una stanza? Allora fallo. Nel dramma, poniamo, si incontrano due vecchi amici. Sai come si incontrano i vecchi amici? […] Cogli il succo dei loro discorsi? Allora di’ questo succo. Conosci le parole? Non importa, usa le tue. […] Entriamo nel dramma in questa maniera perché è più facile controllare e dirigere il corpo rispetto alla mente, che è più capricciosa. […] la linea fisica del corpo evoca simultaneamente la linea interiore del personaggio. Questo metodo distrae l’attenzione dell’attore dai sentimenti, li lascia al subconscio, che è il solo a poterli controllare e dirigere nella maniera giusta»

Era il 1933 e Stanislavskij scriveva così cinque anni prima di morire. Era il nuovo metodo, il punto di arrivo del suo Sistema. Partendo dall’approccio finale di Stanislavskij, ma anche dalle intuizioni dell’ultimo Brecht, Carlos María Alsina indica un percorso di formazione dell’attore basato sul metodo delle azioni fisiche. Un percorso costruito attraverso un’elaborazione concettuale profonda, che si esprime però in modo diretto ed empatico attraverso il racconto di esempi pratici e concreti tratti dalle lezioni e dalle prove teatrali realizzate dall’autore.

Carlos Maria Alsina, argentino, autore, regista, attore teatrale e didatta. Quali sono stati gli incontri determinati per il suo percorso artistico?

È bene che io faccia una premessa: è necessario separare con precisione l’esperienza personale artistica dall’esperienza pedagogica, dal momento che si tratta di due campi differenti. Io potrei essere un insegnante eccellente e un pessimo regista, o al contrario. Sono convinto che nessuno può insegnare a creare. E questa considerazione è molto importante nel campo che ci riguarda, ossia quello della pedagogia, perché quello che è importante è la capacità di dimostrare l’applicazione di un procedimento tecnico, descrivendo i suoi passaggi successivi nel modo più obbiettivo possibile. Non si tratta dunque di trasmettere un’esperienza di vita artistica personale. Questo è accessorio nella pedagogia teatrale, anche se può aiutare. Si tratta invece di trasmettere una tecnica verificabile che faciliti l’apertura di ”porte creative” negli studenti. Nessuno crea con la volontà. Il momento creativo si incontra e appare improvvisamente. La questione è chiedersi (e dimostrare) quali sono gli elementi tecnici necessari da mettere in gioco affinchè questa creatività abbia possibilità di apparire. La tecnica, o un metodo nell’arte, sono sempre mezzi, strumenti perchè la creazione, a seconda del talento di ognuno, possa arrivare oppure no. Io posso insegnare a fondere il bronzo ma non posso insegnare ad un altro a fare una bella statua. Quello che deve avere questa statua è la solidità necessaria per non cadere e questo lo può offrire il “come” la si costruisce. Dal punto di vista pedagogico la mia formazione si è sviluppata attraverso la profonda investigazione dell’ultimo periodo stanislavskijano, e il metodo delle azioni fisiche (1928- 1938), che provocano un ribaltamento copernicano nella teoria della recitazione di Stanislavskij. Durante i miei studi poi al Berliner Ensemble tra il 1988 ed il 1989, sono riuscito ad incontrare i punti di contatto tra il Metodo delle Azioni fisiche e le osservazioni sul lavoro dell’attore, realizzate da Brecht alla fine della sua vita e che si riflettono nella messa in scena de “il cerchio di gesso del Caucaso”. Dal punto di vista artistico sono molte le influenze ricevute. Quelle fondamentali arrivano da Checov e da Shakespeare. Sono due autori, che in qualche modo, strutturano il teatro occidentale.

Partendo dall’approccio finale di Stanislavskij, ma anche dalle intuizioni dell’ultimo Brecht, hai esplorato un percorso di formazione dell’attore basato sul metodo delle azioni fisiche. Ci parleresti di questo metodo e delle sue implicazioni?

Il Metodo delle Azioni fisiche provoca una rivoluzione nella storia della tecnica attorale, dal momento che ci permette di comprendere quale sia la specificità del lavoro dell’attore che in questo modo può lavorare rispettando la sua condizione di essere umano che ha la più assoluta libertà di esprimersi. Lo chiamiamo attore perché sa eseguire delle azioni. E’ per questo che non si chiama oratore, o avvocato o ballerino. È necessario definire, dunque che cosa si intende per azione e che differenza c’è tra l’azione ed il movimento. Il Metodo delle Azioni fisiche fa sì che l’attore, in relazione con gli altri, con l’ambiente che lo circonda o con i conflitti interni del suo personaggio, sia un creatore di totalità, per meglio dire costruisca fatti che prima non esistevano. E inoltre, che questi fatti posseggano determinati elementi tecnici relazionati dialetticamente tra di loro. In questo modo l’attore riuscirà ad oggettivarsi liberamente nella situazione teatrale, essendo il suo creatore e non soltanto un interprete della volontà di un regista. L’importanza di chi si oppone agli obbiettivi di un personaggio, diventa fondamentale, perché da quella lotta si troverà la sintesi. La filosofia che sta alla base de il Metodo delle Azioni fisiche è la logica dialettica. Da lì nasce l’interesse di Brecht per questo modo di lavorare dell’attore pensata da Stanislavskij nell’ultimo periodo della sua vita, perché sintetizzava quello che lui stesso (Brecht) pensava dovesse essere il lavoro dell’attore che abbandonava la concezione essenziale e formale del primo periodo di Stanislavskij (il metodo più diffuso) e che potremmo chiamare come metodo della memoria emotiva

Attualmente svolge la sua attività nel Teatro Indipendente El Pulmón in Argentina, continuando a lavorare anche in Europa e in particolar modo in Italia. Com’è nato il legame con il nostro Paese?

È nata attraverso Dario Fo, che ho conosciuto durante la mia permanenza di studio al Berlin Ensamble. Dario era venuto a Berlino a vedere la prima di una sua opera e li ci siamo conosciuti. Mi aveva interessato il suo teatro e alcuni mesi dopo, gli chiesi se potevo assistere ad alcune sue prove, per studiare la relazione tra i personaggi delle sue opere e la commedia dell’arte. Lui molto generosamente accettò la mia proposta e così mi sono trasferito a Milano. Dopo aver dato alcuni seminari con il metodo che insegnavo ed insegno, il mio lavoro ha iniziato a svilupparsi anche in Italia. Sono arrivato in Italia la prima volta nel 1990. Da allora ho sempre lavorato in Italia continuando però anche a lavorare in Argentina, in America Latina ed in Europa.

Da ottobre 2018 a maggio 2019 ripartiranno anche quest’anno i tuoi laboratori a Milano. Qual è il percorso didattico proposto e quali sono gli obiettivi del laboratorio?

Il percorso didattico è il seguente: 1) descrizione teorica e applicazione pratica dei fondamenti del Metodo delle Azioni fisiche. Elementi della situazione teatrale, definizione e classificazione delle stesse relazioni tra gli elementi e incorporazione del testo 2) il teatro di Tennessee Williams, dal momento che affrontare questo autore mi permette dimostrare come sia possibile costruire un’emozione scenica “senza” partire dall’esperienza personale o memoria emotiva 3) Autori del 900 con i quali si può spiegare l’applicazione dell’azione fisica, come creatrice/costruttrice di diversi generi teatrali e non solo del realismo. 4) il teatro di Anton Cechov che ci fa comprendere più precisamente, la specificità del lavoro dell’attore dal momento che in Cechov i personaggi “non dicono” facilmente quello che desiderano 5) il teatro di William Shakespeare perché ci mette di fronte alla sfida di lavorare con la parola poetica ma in un modo per nulla retorico o impostato. Semmai tutto il contrario, la sfida è quella di dare a quella parola, corpo e passione 6) il teatro di Bertolt Brecht, perché rappresenta un momento di passaggio che cerca di rompere con la concezione aristotelica del teatro, e mette l’attore di fronte a nuove sfide, che consistono nel rifiutare il comportamento considerato abitualmente normale dalla cultura borghese e per il teatro realista del dramma borghese. Si tratta di spiegare un nuovo tipo di realismo, che possiamo definire realismo dialettico. L’obbiettivo generale di questo percorso, è dare all’attore tecniche che, a seconda della condizioni imposte dalla costruzione di differenti generi o stili teatrali, gli permetta di esprimersi sempre con libertà e come proprietario della totalità del suo atto creativo.

A chi si rivolgono i suoi seminari e cosa sente di consigliare a chi ha intrapreso da poco questo percorso?

I miei seminari sono diretti a quelle persone che desiderano comprendere, in modo concreto e con il minor livello di generalizzazione e astrazione possibile, quali sono gli strumenti necessari per esercitare l’arte dell’attore in modo libero e cosciente. A questo cammino possono partecipare persone che si avvicinano per la prima volta alla recitazione, così come persone che hanno già esperienze e che hanno studiato altre tecniche teatrali.

MAGGIORI INFO SUI SEMINARI > https://www.facebook.com/events/711157195944012/
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Anime Sceniche: al via i corsi di recitazione per l’anno accademico 2018/19 Un percorso di training artistico per una recitazione organica, momento per momento

Anime Sceniche è una scuola di recitazione, un gruppo di ricerca teatrale che lavora costantemente sul training artistico, proponendo corsi di recitazione mirati a formare attori liberi emotivamente in scena, senza reprime quello che le emozioni provocano ma diventandone consapevoli e vivendo quello che c’è, momento per momento.
Libertà emotiva in scena è libertà di vivere e rivivere, reagire organicamente a quanto accade.

Il corso di recitazione di primo anno (anche per principianti), si focalizza su tre aspetti essenziali, entrambi volti a un lavoro su sé stessi:

1 – Imparare ad essere onesti con sé stessi – la base per ogni attore. Si lavorerà sull’emotività e sul corpo per lo sviluppo di una maggior libertà emotiva e di una maggior capacità di rimanere connessi con l’altro.

2 – Costruire circostanze immaginarie che funzionino emotivamente per l’attore, inteso come persona dotata di una vita emotiva. Un percorso che conduce l’allievo al lavoro sull’improvvisazione.

3 – Sviluppare una maggior consapevolezza e comprensione del proprio corpo: movimento, postura, ritmo, plasticità, uso dello spazio, sviluppo di una maggior capacità di accogliere gli stimoli esterni senza aggiungere o togliere nulla. Usare il corpo come sostegno di una maggiore libertà emotiva.

Durante la seconda parte del percorso, inoltre, si inizierà a lavorare sui testi per approfondire la capacità di rimanere in connessione con il partner di scena utilizzando un testo dato. Il lavoro proseguirà nel corso di secondo anno estendendo il lavoro agli aspetti legati alla costruzione di un personaggio drammatico.

Un corso di recitazione come “gruppo di ricerca” che fornisce una serie di strumenti concreti per comprendere che l’improvvisazione non è fare quello che si sente, ma reagire onestamente a ciò che accade.

Al momento sono in partenza due corsi di primo anno:

Il corso del Lunedì:

Inizio corso: lunedì 1 ottobre 2018 – Fine corso: lunedì 27 maggio 2019
Durata: 8 mesi (32 lezioni, 96 ore di lezione)
Frequenza: Una volta a settimana (3 ore) – ogni lunedì 20.00-23.00
Sede: Milano, in via Nicola Antonio Porpora 43/47 (M2 Loreto)

 Il corso del Sabato mattina:

Inizio corso: sabato 6 ottobre 2018 – Fine corso: sabato 1 giugno 2019
Durata: 8 mesi (32 lezioni, 96 ore di lezione)
Frequenza: Una volta a settimana (3 ore) – ogni sabato 10.00-13.00
Sede: Milano, in via Nicola Antonio Porpora 14 (M2 Loreto)

 

Per informazioni e prenotazione di un colloquio:

Mail: animesceniche@animesceniche.it | Sito web: https://www.animesceniche.it | cell. 331.9658018

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Teste Inedite: intervista ai registi Chiara Callegari e Clio Scira Saccà Seconda edizione della rassegna di spettacoli originali realizzati da autori, registi e organizzatori della Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi

Teste Inedite è la rassegna teatrale organizzata dalla Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi in collaborazione con Teatro Franco Parenti

Il 28 e 29 giugno gli spazi del teatro ospiteranno gli ultimi due spettacoli inediti scritti e diretti dagli Autori e dai Registi del Terzo Corso. In scena OVEꓷEVO di Bruna Bonanno con la regia di Clio Scira Saccà e MoncrHomo – Composizione su Bianco di Francesca Mignemi con la regia Chiara Callegari.

Evento Facebook > QUI 

Per l’occasione abbiamo intervistato i due registi Clio Scira Saccà e Chiara Callegari:

Parlaci in breve del tuo percorso artistico.  C’è un regista che ha segnato fortemente la tua poetica?

Clio: Mi sono diplomata come attrice alla scuola del Teatro Stabile di Catania e ho lavorato in diversi spettacoli. Ho deciso di proseguire i miei studi alla Scuola di Teatro Paolo Grassi per scoprire cosa significa stare dall’altra parte, ovvero dalla parte del regista. Non c’è un regista che mi ha influenzato particolarmente, mi interessano gli spettacoli di registi/attori come Fausto Russo Alesi e Tony Servillo, ma anche di compagnie, come la Compagnia del Carretto, e tra i registi, primo fra tutti, Ostermeier.

Chiara:  Mi sono avvicinata al teatro a dodici anni. Ero una bambina timida e i miei genitori hanno pensato che un corso di teatro potesse aiutarmi. Da quel momento non me ne sono più separata. Ho iniziato, come molti, a recitare in una compagnia teatrale amatoriale, poi grazie al mio primo insegnante, Stefano Capovilla, mi sono avvicinata al teatro ragazzi occupandomi di spettacoli e laboratori teatrali per bambini. Avevo diciotto anni e tanta voglia di imparare così, accanto al corso di laurea in Storia dell’Arte, ho frequentato corsi e laboratori teatrali in Italia e in Francia (approfittando dell’Erasmus) e mi sono diplomata a Bologna al corso di alta formazione “Il Teatro per le professionalità educative”.
Il mio interesse per il teatro sociale mi ha portata ad incontrare artisti quali Gigi Gherzi e Giuliana Musso da cui lasciarmi ispirare, ma è stato di fronte a “La Vita Cronica” di Eugenio Barba che ho avuto la folgorazione.  

Teste Inedite: un progetto della Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi in collaborazione con il Teatro Franco Parenti che vede il coinvolgimento di giovani scenografi, compositori, drammaturghi ed organizzatori. Cosa ha significato per te questa esperienza?

Clio: Teste inedite è stata l’occasione per seguire l’intero percorso di uno spettacolo, dall’ideazione alla realizzazione concreta e per unire il teorico con la realtà, l’arte con l’artigianalità del mestiere. Inoltre Teste Inedite mi ha permesso di proseguire il mio studio sia da attrice che da regista, dal momento che anch’io sarò in scena.

Chiara: Il progetto Teste Inedite è una grande occasione di incontro e di crescita. Accanto a drammaturghi e registi è stato formato un team di giovani studenti o ex studenti delle Scuole Civiche di Milano, ognuno con una propria specializzazione. La forza del progetto sta proprio nella contaminazione di linguaggi e nello scambio di punti di vista, magari non sempre facili, ma sicuramente arricchenti. Nessuno dei quattro spettacoli che avete visto o che presto vedrete al Teatro Franco Parenti sarebbe nato senza questi incontri.

Qual è stato il tuo approccio al testo e che linea registica hai adottato?

Clio: Il mio approccio al testo all’inizio è stato molto istintivo e viscerale, emotivo e caldo. Poi ho rintracciato al suo interno alcuni elementi che mi piace molto vedere a teatro: il testo può essere considerato una fiaba, che porta uno sguardo, non necessariamente politicamente corretto, sulla realtà. Nel testo si intrecciano inoltre molti linguaggi: la musica, la danza, il canto e la performance. La sfida più interessante è stata “mettere in piedi” da zero un’opera prima, mai pubblicata né messa in scena, cercando di rispettarne la freschezza e la novità.

Chiara: “MonocrHomo. Composizione su bianco”, il testo scritto da Francesca Mignemi intreccia tematiche profonde quali la creazione artistica, la dipendenza affettiva, il recupero di un ricordo rimosso… il tutto attraverso un linguaggio poetico ed evocativo. Per questo motivo ho scelto di lavorare sulla concretezza per rendere visibile ciò che altrimenti rimane impalpabile.In questo, la tecnologia mi è venuta in supporto. Attraverso immagini video e suoni spazializzati ho cercato di rendere manifesto ciò che si affastaglia nella mente di un’artista alla ricerca di un’ idea.

Un giovane regista che dirige degli attori professionisti: che relazione si è instaurata tra di voi e quali insegnamenti conserverai di questo incontro?

Clio: Credo che la relazione tra regista e attore, insieme alla bellezza del testo, sia una componente fondamentale. Ho scelto gli attori, Marta Allegra e Marcello Montalto, perché sapevo che i personaggi, molto diversi fra loro, potevano essere nelle loro corde e mi sono confrontata con le loro esigenze e qualità specifiche. Trattandosi di attori professionisti, inoltre, mi sono affidata ai loro suggerimenti, perché l’attore in scena riesce a mostrare cose che il regista da solo non potrebbe neanche immaginare. Infine un altro mio compito è stato quello di presentare il testo agli attori e fare in modo che questo incontro avvenisse nel modo più dialettico e fruttuoso possibile.

Chiara: Lavorare con Lucia Cammalleri e Angelo Campolo è una bellissima esperienza. Oltre ad essere due attori molto bravi, sono due professionisti estremamente generosi: hanno preso a cuore il testo e si sono messi totalmente a disposizione del lavoro. Il mio progetto iniziale si è modificato e arricchito grazie al dialogo con loro e alle loro proposte, ma allo stesso tempo si sono fidati e lasciati condurre lungo strade che a prima vista potevano apparire folli.
In poco tempo, io, Lucia, Angelo e Francesca siamo riusciti ad instaurare una relazione di stima e fiducia reciproca, creando un clima di lavoro disteso e stimolante. Credo che uno degli insegnamenti più grandi che porterò con me sia proprio questo: se è vero che il teatro si fa insieme, allora è davvero importante creare e conservare relazioni positive all’interno del team.

Un buon motivo per venire a vedere il tuo spettacolo?

Clio: Perché abbiamo bisogno di fiabe e perché passare un’ora a teatro a sentire una fiaba permette di staccarsi da se stessi e dal mondo per poi riconnettercisi in modo diverso.

Chiara: Ve ne darò 6.
1.Perché il testo è inedito e… se siete curiosi di sapere cosa frulla nella testa di Francesca Mignemi, non potete perdervelo.
2.Perché Angelo Campolo e Lucia Cammalleri sono strabilianti.
3.Perché i nostri scenografi sono riusciti a rendere bianca la sala Cafè Rouge del teatro Franco Parenti (vedere per credere!)
4. Perché è uno spettacolo emozionante.
5.Perché ho provato a far dialogare attori e tecnologia… e ho bisogno di qualcuno che mi dica se questa cosa ha funzionato.
6. Perché dura solo un’ora e poi avete tutto il tempo di andare a vedervi Ovedevo di Clio Saccà, scritto da Bruna Bonanno!

Info Biglietti 

 

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Al Teatro Franco Parenti la seconda edizione di Teste Inedite Ritorna Teste Inedite la rassegna teatrale organizzata dalla Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi in collaborazione con Teatro Franco Parenti

Ritorna Teste Inedite la rassegna teatrale organizzata dalla Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi in collaborazione con Teatro Franco Parenti.
Nel corso delle serate del 14 e 15 giugno e del 28 e 29 giugno gli spazi del teatro ospiteranno quattro spettacoli inediti scritti e diretti dagli Autori e dai Registi del Terzo Corso che, giunti alla fine del loro percorso formativo, hanno l’occasione di esprimere la propria visione del teatro, dirigere 10 attori professionisti e confrontarsi con il pubblico milanese fuori dalla sede di via Salasco. Il progetto prevede inoltre la collaborazione di due tra le principali istituzioni di formazione artistica italiane: la Scuola di Scenografia dell’ Accademia di Belle Arti di Brera per le scene ed i costumi e la Civica Scuola di Musica Claudio Abbado – Istituto di Ricerca Musicale per le composizioni originali; l’organizzazione e la promozione è affidata agli Organizzatori del Primo Corso della Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi, mentre la direzione artistica è affidata a Tatiana Olear, docente e coordinatrice del corso di Regia.

Teste Inedite si conferma anche in questa seconda edizione come l’occasione per 50 giovani tra registi, autori, compositori, scenografi, costumisti, musicisti e organizzatori di lavorare insieme confrontandosi e mettendo in gioco le specifiche competenze artistiche dando vita ad un percorso creativo arricchito dalla pluralità di tecniche, discipline e istituzioni.

Ad aprire la rassegna il 14 e 15 giugno saranno gli spettacoli: Confabulazioni di Eleonora Paris con la regia di Lorenzo Ponte e Vortice di Mattia Michele De Rinaldis con la regia di Fiammetta Perugi.
Confabulazioni interpretato da Elena Callegari, Alice Conti e Marco Vergani, è uno spettacolo che si interroga sulla complessità delle relazioni e mette in discussione i limiti dei rapporti di coppia. Vortice è un allestimento che attraverso i conflitti di tre generazioni si confronta con il peso del non detto, uno sguardo all’indietro verso quello che sarebbe potuto essere; in scena Giovanni Battaglia, Massimo Di Michele e Marco Rizzo.

La rassegna prosegue il 28 e il 29 giugno con gli spettacoli MonocrHomo – Composizione su Bianco di Francesca Mignemi con la regia di Chiara Callegari, interpretato da Lucia Cammalleri e Angelo Campolo: è uno spettacolo che indaga l’atto della creazione artistica in una messa in scena eterea come un sogno e violenta come un incubo.
Il secondo titolo della serata è OVEꓷEVO di Bruna Bonanno con la regia di Clio Scira Saccà che sarà in scena insieme a Marta Allegra e Marcello Montalto; è una fiaba per adulti che, attraverso linguaggi originali e multimediali, esplora il tema dell’identità e delle sue trasformazioni.

Ciascuno spettacolo sarà replicato due volte nella stessa serata come da programma.

Durata spettacoli: 1 ora circa

Info biglietti

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2,5 mln al Teatro dell’Opera di Roma e al Teatro alla Scala di Milano

Teatro dell’Opera di Roma Capitale
Teatro dell’Opera di Roma Capitale

Alla Fondazione Teatro dell’Opera di Roma Capitale e alla Fondazione Teatro alla Scala di Milano vengono corrisposti 2 milioni 661 mila euro. Questo l’ammontare – stabilito con decreto del Ministro dei beni culturali – del contributo a valere sul Fondo Unico per lo Spettacolo di cui alla legge 163/1985. In particolare, si fa riferimento alla sezione del Fondo sugli enti autonomi lirici e istituzioni concertistiche assimilate. Le due Fondazioni ricevono rispettivamente una quota di contributo pari a 1.330.505 milioni di euro.

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Il finanziamento è stato corrisposto per le particolari finalità riconosciute ai due enti dalla legge 800/1967 in merito al “Nuovo ordinamento degli enti lirici e delle attività musicali”. In particolare, all’articolo 5, al Teatro dell’Opera di Roma “è riconosciuta una particolare considerazione per la funzione di rappresentanza svolta nella sede della capitale dello Stato”. Il Teatro alla Scala di Milano è, invece, “riconosciuto ente di particolare interesse nazionale nel campo musicale” dall’articolo 6 della stessa legge.

ORIGINE E RIPARTIZIONE DELLE RISORSE

La legge finanziaria 2001 aveva incrementato il Fondo Unico per lo Spettacolo di cui alla legge 163/1985. L’incremento era stato pari a 7.746.853 milioni di euro ed era rivolto alle particolari finalità riconosciute dal “Nuovo ordinamento degli enti lirici e delle attività musicali”. Per l’anno corrente, si erano rese disponibili le menzionate risorse (2.661.010 milioni di euro). Il Ministero ha, quindi, ritenuto di dover procedere alla loro ripartizione. La suddivisione dell’ammontare è stata effettuata “ritenuto che non sussistono ragioni per diversificare le quote paritarie già definite” con precedenti decreti.

La corresponsione risponde anche alle note, del 6 aprile scorso, con le quali le due Fondazioni hanno illustrato le attività programmate per il 2018.

Approfondimenti:

Ripartizione delle risorse a favore del Teatro dell’Opera di Roma e del Teatro alla Scala di Milano

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“Le relazioni pericolose” di Bucci/Sgrosso in scena al Teatro Franco Parenti

Un romanzo epistolare che sul palco diventa un labirinto di specchi; i ruoli dei personaggi e i rapporti di potere tra di essi mutano in continuazione, si invertono e si scambiano in una continua tensione, tra giochi di seduzione e verità falsate. I personaggi combattono un eterno duello, con gli altri e con la propria interiorità, in una duplice tensione che li rende assetati di sentimenti quanto spaventati all’idea di provarli. Tra i loro rapporti si crea un meccanismo che si fa via via più stridente e produce scintille incandescenti per poi esplodere nel finale.

Riprendiamo dopo molti anni lo studio intorno a quest’opera geniale che, attraverso le piccole storie di amore e sesso di qualche singolare individuo, traccia il ritratto di un’intera epoca, con le sue aperture al futuro, le sue paure e le sue trappole, le limpide utopie, le paure, la cecità.
Oggi che quel disegno di potere, imperialismo e supremazia europea si sta irrimediabilmente sfaldando, leggiamo con altro sguardo quel tempo e la sua impressionante ricchezza di ideali, scoperte e contraddizioni, nella quale forse sta la chiave per la trasformazione, ormai imprescindibile, di un modo di intendere le relazioni, la società e il progresso che ha mostrato la sua potenza, ma anche tutta la sua ferocia.

MAGGIORI INFO

TEATRO FRANCO PARENTI
9 – 13 maggio 2018

Le relazioni pericolose

conto aperto tra la marchesa di Merteuil e il visconte di Valmont
ovvero lettere raccolte tra un gruppo di persone e pubblicate a scopo d’istruirne alcune altre

dal romanzo omonimo di Choderlos de Laclos
progetto ed elaborazione drammaturgica di Elena Bucci e Marco Sgrosso
regia Elena Bucci, con la collaborazione di Marco Sgrosso
con Elena Bucci, Marco Sgrosso, Gaetano Colella
assistenza all’allestimento Nicoletta Fabbri, Sara Biasin
luci Loredana Oddone | drammaturgia del suono Raffaele Bassetti
consulenza ai costumi Ursula Patzak | sarta Marta Benini | parrucche Denia Donati
collaborazione alle scene Carluccio Rossi
macchinismo e direzione di scena Viviana Rella, Michele Sabattoli
direzione tecnica Cesare Agoni | aiuto elettricista Monica Bosso
foto di scena Marco Caselli Nirmal, Gianni Zampaglione

produzione Centro Teatrale Bresciano
collaborazione artistica Le Belle Bandiere
si ringrazia il Teatro Comunale di Russi

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Teatro alla Scala, fermo il rinnovo del contratto dei dipendenti

La trattativa per il rinnovo del ‘contratto unico Scala’ dei dipendenti del Piermarini – in corso da oltre 15 mesi – “non è ancora chiusa, non siamo ancora al punto di deliberare”.

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Lo ha detto il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, al termine della riunione del Consiglio di amministrazione di via Filodrammatici, di cui è presidente. L’obiettivo è di “arrivare ad una soluzione condivisa in una quindicina di giorni”, ha chiarito il sindaco, che prevede una nuova convocazione del cda dopo le vacanze pasquali. “Abbiamo fatto anche presente che l’accordo, prima di essere firmato, deve essere sottoposto all’attenzione della Corte dei Conti” affinché “garantisca che la modifica rientri nell’accettabilità del piano”, ha concluso il sindaco.

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Teatro senza Barriere: un progetto per rendere accessibile il teatro a spettatori non udenti e non vedenti

“Teatro senza Barriere” è il nuovo progetto ideato da A.I.A.C.E Milano, con lo scopo di rendere accessibile il teatro anche a spettatori non udenti e non vedenti nella stessa sala con persone normodotate.

L’iniziativa, grazie all’esperienza maturata con la conosciuta e consolidata rassegna cinematografica “Cinema senza Barriere”, ideata nel 2005 da A.I.A.C.E Milano per la direzione di Eva Schwarzwald e Romano Fattorossi, offre una nuova espansione al concetto di accessibilità culturale.

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La nuova iniziativa porterà l’audiodescrizione per i non vedenti e i sovratitoli per sordi a teatro, così da permettere a persone con disabilità della vista e dell’udito di accedere allo spettacolo, apprezzando maggiormente le azioni sceniche, immaginando la scenografia, l’aspetto fisico dei personaggi, i costumi e le espressioni, tutti elementi che aiutano a godere appieno dello spettacolo. Il progetto si dividerà in tre momenti: un incontro informativo sul tema (che si è svolto il 12 marzo, al Teatro Elfo Puccini); un workshop tenuto da esperti, per imparare ad audio descrivere e sovratitolare gli spettacoli teatrali e un momento finale rappresentato dalla messa in scena, anche per spettatori non udenti e non vedenti, dello spettacolo Otello al Teatro Elfo Puccini il 19 e 20 Maggio.

“Obiettivo dell’iniziativa – dicono gli organizzatori – è, analogamente a quando avviene in occasione delle proiezioni cinematografiche per disabili sensoriali, affermare il diritto alla cultura per tutti, rendendo accessibili anche spettacoli teatrali e, ci si augura, opere, performances di danza, quale ulteriore occasione di integrazione nei luoghi culturali cittadini. Il workshop, diretto ad un gruppo ristretto di persone, servirà a formare nuove figure professionali, audiodescrittori e sovratitolatori per il teatro”.

 

Teatro Elfo Puccini, Otello, 19 e 20 maggio 2018 :

L’approdo della prima annualità del progetto, sostenuto da Fondazione Cariplo, sarà lo spettacolo Otello, per la regia di Elio De Capitani e Lisa Ferlazzo Natoli dove, per la prima volta a Milano, saranno attivi l’audiodescrizione e il sovratitolaggio per sordi. In scena Elio De Capitani (Otello), Federico Vanni (Iago), Emilia Scarpati Fanetti (Desdemona), Cristina Crippa (Emilia), Angelo Di Genio (Cassio), Alessandro Averone (Roderigo/Buffone), Carolina Cametti (Bianca), Gabriele Calindri (Brabanzio/Graziano), Massimo Somaglino (Doge/Montano), Michele Costabile (Ufficiale/Lodovico).

Comune funzionerà?

Un software dedicato legge i file precedentemente realizzati per la rappresentazione teatrale in oggetto. Personale specializzato utilizza il software per il ‘lancio’ in sala dei sovratitoli per sordi e delle audiodescrizioni. I non vedenti ricevono una cuffia a raggi infrarossi che diffonde un commento audio. I non udenti leggono i sovratitoli contenenti, oltre ai dialoghi, anche indicazioni su rumori, musiche, suoni, provenienza della voce.

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In scena al Triennale Teatro dell’Arte “Les Mémoires d’un seigneur” di Olivier Dubois

Considerato tra i migliori coreografi del mondo, Olivier Dubois nelle sue creazioni esplora il lato più oscuro e segreto dell’animo umano. Il geniale ex allievo di Jan Fabre costruisce uno spettacolo di energia pura, che mette in scena lo scontro tra un uomo solo e potente – un re o tiranno interpretato dall’eccezionale Rémi Richaud – e un esercito composto da quaranta danzatori non professionisti, che ora si oppongono al tiranno, ora lo celebrano o lo fagocitano. La sua corsa è senza sosta, la sua sete di potere è inarrestabile. A colpi di sciabola, con balzi fulminei e scatti improvvisi, riesce a tenere sempre sotto scacco quella massa di uomini che lo incalza. Les Mémoires d’un seigneur scuote il pubblico con una lotta incessante che trova espressione nella fisicità dei corpi vigorosi, nella dimensione epica di un duello “uno contro tutti”. “Un viaggio di lungo corso bagnato di teatro elisabettiano” lo definisce Dubois. Un’immersione nella seduzione del potere, la parabola di un uomo, dall’ascesa alla barbarie, fino alla caduta. Dopo Les Mémoires d’un seigneur, Olivier Dubois sarà nuovamente ospite della prima edizione di FOG_Triennale Milano Performing Arts ​il prossimo 10 maggio con la prima europea del nuovo solo My body of coming forth by day, da lui stesso diretto ed interpretato.

Maggiori info 

16-17 marzo 2018
ore 20.00
Triennale Teatro dell’Arte
Viale Alemagna 6
Milano

Ballet du Nord / Olivier Dubois
Centre Chorégraphique National Roubaix Hauts-de-France Francia
Les Mémoires d’un seigneur

creazione: Olivier Dubois
assistente artistico: Cyril Accorsi
assistente alla creazione: Karine Girard
ripetitrice: Marie-Laure Caradec
interprete: Rémi Richaud con la partecipazione di 40 interpreti amatoriali
musica: François Caffenne
creazione luci: Patrick Riou
costumista: Chrystel Zingiro
parrucchiere, parrucche: Romain Marietti
direzione tecnica: Robert Pereira
responsabile luci: Emmanuel Gary
fonico: Jean-Philippe Borgogno
produzione: Ballet du Nord – Olivier Dubois – Centre Chorégraphique National Roubaix Hauts-de-France
coproduzione: Productiehuis Rotterdam-Rotterdamse Schouwburg
sostenitori: convention Institut français & Métropole Européenne de Lille, Institut français du Liban, Pro Helvetia
estratti dai testi: Caligola di Albert Camus (1944), De morali principis institutione di Vincent de Beauvais (1263) e testo di Olivier Dubois

durata: 60’

Olivier Dubois è un danzatore e coreografo francese, nominato nel 2011 tra i 25 migliori danzatori al mondo dalla rivista Dance Europe. Nel 1999 firma il suo primo solo Under cover. È stato interprete delle creazioni di numerosi coreografi e registi, tra cui Jan Fabre, Sasha Waltz, Angelin Preljocaj, Charles Cré-Ange, le Cirque du Soleil, Dominique Boivin. Dal 2005 i suoi spettacoli si susseguono con successo: Féroces (2005), creato con Christine Corday, Pour tout l’or du monde… (2006), Faune(s) (2008), ispirato a L’Après-midi d’un faune di Vaslav Nijinski, la coreografia de La Périchole di Offenbach (2009) per le Opere di Lille, Nantes e Limoges con la regia di Bérangère Jannelle, Spectre (2010), L’homme de l’Atlantique (2010), un passo a due sulla musica di Frank Sinatra. Nel 2009 inizia a lavorare alla trilogia Étude critique pour un trompe l’œil, composta da Révolution (2009), il solo Rouge (2011) e Tragédie (2012). Inizia poi una serie di creazioni sul tema de La sagra della primavera, la prima si chiama Prêt à baiser Sacre#1. Nel 2011 debutta Envers et face à tous con 120 interpreti amatoriali. Crea Élégie per il Balletto Nazionale di Marsiglia nell’ambito di Marsiglia 2013 Capitale Europea della Cultura e nello stesso anno la rivista Danza&Danza lo nomina migliore coreografo per Tragédie ed Élégie. Nel 2015 presenta Mon élue noire Sacre#2, solo per la danzatrice Germaine Acogny, e Les Mémoires d’un seigneur. Nel 2016 crea AUGURI con 22 danzatori per il Festival internazionale di Amburgo. Ha ricevuto diversi premi, tra cui il Premio alla carriera di interprete attribuitogli dal Sindacato professionale della critica francese nel 2007 e il primo Premio Jardin d’Europe a Vienna nel 2008. Il Centre National de la Danse a Parigi gli dedica nel 2009 la mostra L’interprète dévisagé.

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Al Teatro Elfo Puccini di Milano in scena ‘PPP’ di Ricci/Forte

I romanzi di Pier Paolo, un terreno civile disseminato da andirivieni, spiazzamenti continui, cadute e riprese tematiche, la discussione di un lavoro che trova l’unità nel suo farsi, nei risentimenti di un IO spavaldo e insieme turbato. Uno sguardo non lineare, privo di fiction letteraria, attraverso la composizione di un cast internazionale di performer, proverà a restituire il bisogno di etica che Pasolini denunciava da quelle pagine congedate. Ed è proprio in questo non finito michelangiolesco che sta il cuore di un tempo, il nostro, così turbato e letargico, pronto a cambiare direzione in un panorama privo di ideali. Lingue e nazionalità differenti, saranno il collante per questa frammentarietà, questo conteggio delle macerie, ma soprattutto condivisione autentica sulle istanze che muovono le nuove generazioni europee, impantanate in questo vischioso apparente benessere propinato da uno Stato confuso. Uno smascheramento della società attraverso lo sguardo visionario e critico di un ensemble che da sempre si interroga sulle metamorfosi del presente. È precisamente l’essenza parziale, tronca, delle opere letterarie di Pasolini ad attrarre per il suo spirito profetico. Una scrittura allucinata per combattere l’edonismo imperante; un disordine che racconta la voglia di vita; l’esplosione del bisogno di valori, nascosti sotto la frantumazione della morale; la tensione kantiana dei dettagli di un corpo che si fa simbolo universale. Un appuntamento artistico, un impegno per ricci/forte, in questo attuale medioevo culturale, inderogabile.

13/18 marzo| sala Shakespeare (Mart/sab ore 21.30, domenica ore17.30)
PPP Ultimo inventario prima di liquidazione

hommage à Pier Paolo Pasolini

drammaturgia ricci/forte

con Giuseppe Sartori, Anna Gualdo, Liliana Laera, Stéphanie Taillandier, Cécile Basset, Anna Terio

movimenti Francesco Manetti, scene Francesco Ghisu , costumi Gianluca Falaschi , ambiente sonoro Andrea Cera

regia Stefano Ricci

una produzione ricci/forte | CSS Teatro stabile di innovazione del FVG

in coproduzione con Festival delle Colline Torinesi

Maggiori info 

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