SOFFIAVENTO

Una navigazione solitaria con rotta su Macbeth

uno spettacolo di e con Paolo Mazzarelli
scene Paola Castrignanò
sound design e musiche originali Luca Canciello
disegno luci Luigi Biondi
immagine locandina GIPI
produzione Theatron Produzioni
con il supporto di Centro Teatrale Umbro | Angelo Mai

 

Un noto attore immaginario, Pippo Soffiavento, deve andare in scena col suo ultimo spettacolo sul Macbeth di Shakespeare. Ma qualcosa si è rotto, una voragine in lui si è aperta, e la rappresentazione non ha luogo: al posto del ritratto del mitico re di Scozia va così in scena un (auto)ritratto di colui che doveva esserne l’interprete.

Col procedere della narrazione tuttavia i ritratti dei due, impegnati entrambi a fare i conti col compiersi del loro destino, finiscono per confondersi, fino a quando Macbeth e Soffiavento si riveleranno essere due facce di una

stessa medaglia. L’ambizione, la paura, la follia, il potere: che tu sia un artista o un re, che tu sia un tiranno o un attore, i nemici dell’uomo sono sempre gli stessi, e quando -al momento della resa dei conti- lo si capisce, è molto spesso troppo tardi.

Carmelo Bene diceva che: “Macbeth è l’occasione per fare del teatro non teatrabile. E’ l’impossibilità di stare sulla scena”.

Un’impossibilità che sembra sancita dallo stesso Macbeth il quale, mentre il sipario già si chiude sulla sua esistenza, prima paragona la sua parabola proprio a quella -breve ed effimera- di un attore, e poi invoca la fine gridando in faccia al destino le celebri battute “Soffiavento! Vieni, naufragio!” che danno il titolo allo spettacolo.

 

ESTRATTI CRITICI

Attore di razza, Paolo Mazzarelli, si fa carico dell’ambivalenza, prende la responsabilità pirandelliana del doppio, dell’essere e dell’apparire, condizione sine qua non dell’attore. In un confronto serrato e intimo, ironico a scandagliare i chiaroscuri del mestiere, gli equivoci e gli equilibrismi per non perdere bussola e orientamento, in “Soffiavento”… Shakespeare lascia il posto ad una seduta psicanalitica, in una orazione accalorata e tossica, una confessione lenitiva e catartica. Come i cocci giapponesi incollati con l’oro. Come le ferite felici che lasciano passare finalmente la luce in fondo al tunnel. Un naufragio che diventa salvifico, una parentesi che lo sveglia dal torpore: “Un artista non ha una vita, un artista è quello che fa”, un turbinio, un sistema che schiaccia. Mazzarelli è efficace e persuasivo, stabile e solido, vero nella finzione.
(Tommaso Chimenti | Recensito.net)

Nel segno di Shakespeare, portavoce principe del dissolvimento esistenziale, un convincente Paolo Mazzarelli ricorre a Macbeth per il suo Soffiavento, interludio tragicomico di chi, ancora vittima del ruolo, non riesce a smascherare l’equivoco dell’essere e dell’apparire.
(Gabriele Rizza | Il Manifesto)

Paolo Mazzarelli dà conferma delle sue ammirevoli doti interpretative e compositive narrando la storia di un famoso attore in crisi psicanalitica alle prese con Macbeth. Soffiavento è un gioco divertente, ha ritmo e bellissimi momenti, anche commoventi.
(Andrea Porcheddu | gliSTATIGENERALI)

Soffiavento. Una navigazione solitaria con rotta su Macbeth è uno spettacolo in cui è visibile la scrittura, a tratti visionaria, già apprezzata negli spettacoli creati insieme a Lino Musella: quelle architetture teatrali in cui le trame si intersecano ai diversi piani narrativi e in cui i livelli temporali non servono a chiarificare ma a conferire complessità e disallineare gli eventi da una linea retta e semplicistica; un teatro che procede per curve, sbalzi, salti e ritorni in cui lo spettatore deve rimanere vigile e interrogare la propria percezione e comprensione.
(Andrea Pocosgnich – Teatro e Critica)

E conferma e divertimento è il gioco iperbolico di Paolo Mazzarelli in gran talento con il suo spudorato “Soffiavento. Una navigazione solitaria con rotta su Macbeth” costruito per ironiche architetture di memorie teatrali e ansiose rincorse “dentro” il più complesso dei personaggi shakespiriani, Macbeth vissuto all’interno di un possibile viaggio interiore in cui far fondere autorappresentazione, imprudenti confronti e ricordi, inventati forse di sana pianta o ritrovati per deformazioni possibili.
(
Giulio Baffi | Rumorscena)

Ironico, drammatico, brillante, malinconico. Profondamente introspettivo, capace di far emozionare, riflettere, sorridere. (Vincenzo Alvaro | Abm Report)

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PAOLO MAZZARELLI

Nato a Milano, Mazzarelli si diploma nel 1999 alla Scuola d’arte drammatica Paolo Grassi e quindi intraprende la carriera di attore, lavorando soprattutto a teatro con alcuni fra i più importanti registi (Nekrosius, Stein, Martone, De Rosa, Baracco, Tolcachir). Nel 2001 ottiene un riconoscimento speciale al Premio Scenario e nel 2005 il Premio Franco Enriquez, entrambi per lo spettacolo Pasolini, Pasolini!, di cui è regista e interprete. Nel 2009, insieme al collega Lino Musella, fonda la compagnia teatrale MusellaMazzarelli con cui scrive, dirige e interpreta diversi spettacoli, vincendo nel 2010 il premio IN-BOX per FIGLIDIUNBRUTTODIO, nel 2014 il Premio della Critica ANCT per lo spettacolo La società LA SOCIETÀ, nel 2016 il premio HYSTRIO alla drammaturgia per Strategie Fatali. Nel 2017 insieme a Lino Musella e Monica Nappo vince il Premio Enriquez come miglior attore per Orphans di Dennis Kelly.

Oltre al teatro Mazzarelli ha preso parte ad alcune pellicole cinematografiche, fra cui Vallanzasca – Gli angeli del male di Michele Placido, La grande bellezza di Paolo Sorrentino, L’ultimo terrestre di Gipi, Noi credevamo di Mario Martone e, più recentemente, Genitori quasi perfetti di Laura Chiossone e Love Wedding Repeat di Dean Craig. È stato inoltre protagonista di diversi film e serie per la televisione, tra cui L’assalto, film tv di Ricky Tognazzi, È arrivata la felicità serie RAI scritta da Ivan Cotroneo e diretta da Riccardo Milani e Francesco Vicario, e 1994, serie SKY diretta da Giuseppe Gagliardi nella quale interpreta il ruolo di Umberto Bossi.

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