1987-2017 trenta anni uniti: mostra celebrativa di Teatri Uniti

1987-2017 trenta anni uniti è il titolo della mostra a cura di Maria Savarese realizzata in collaborazione e durante il Napoli Teatro Festival, che chiuderà il 2 ottobre a Palazzo Reale, nata per celebrare la ricorrenza di tre gruppi che si misero assieme, ma soprattutto per far riflettere su quel che accadde allora e ancora oggi può essere d’esempio.

Nel 1987 tre compagnie teatrali dell’area napoletana, non per superare un momento di difficoltà, ma anzi per dar forza ai propri primi successi, da ‘Tango glaciale’ di Mario Martone con ‘Falso movimento’ a ‘E…’ con allusione a Eduardo di Toni Servillo col ‘Teatro studio di Caserta’ e il disperato ‘Titanic The End’ del ‘Teatro dei Mutamenti’ di Antonio Neiwiller (prematuramente scomparso nel 1993), decisero di mettere assieme i propri progetti senza annullare le proprie individualità, fondando ‘Teatri Uniti’.“Nonostante le difficoltà che inevitabilmente ci sono state – racconta Servillo – nel bene e nel male, non ce ne siamo mai andati da Napoli, che ora ci è stata ora vicina, con le sue istituzioni, ora lontana, consci della necessità di solleticarle e dar loro fastidio sempre”. E’ Martone quello che per primo rende quel marchio noto e gli dà forza, prima firmando un ‘Riccardo II’, poi lo spettacolo rivelazione con Servillo su testo di Enzo Moscato, ‘Rasoi’, che debutta al Valle di Roma con istantaneo successo, quindi aprendosi una strada verso il cinema con ‘Morte di un matematico napoletano’ e il successo di ‘Amore molesto’, mentre Servillo collabora con Leo de Berardinis per esempio nello storico ‘Ha da passà ‘a nuttata’ e assieme inizia la sua carriera cinematografica.

La mostra, composta di fotografie, locandine, documenti oltre che di una proiezione con riprese di spettacoli, si sviluppa in una serie di percorsi, tra cui sono quello dedicato a Thierry Salmon e Theo Anghelopulos che va dal ‘Filottete’ a quel sorprendente ‘Teatri di guerra’, quello dedicato a Leo De Berardinis, quello al femminile per la Ramondino e Merini, quello neiwilleriano con Steve Lacy e Tadeusz Kantor, quello dedicato a Cesare Garboli e così via, passando dalla ‘Trilogia della villeggiatura’ a ‘Birre e rivelazioni’, raccontando un percorso che ha lanciato Teatri Uniti a livello internazionale, tra Parigi, New York, Londra o il Cairo, sperimentando, mettendosi in gioco, collaborando, specie nel caso di Servillo, col Piccolo di Milano (con cui è in tournee anche quest’anno con ‘Elvira’), ma sempre sentendo forte il senso e il legame con le proprie radici e la tradizione, come dimostra, per esempio, l’attenzione e la riproposta di lavori di Eduardo De Filippo. A settembre, quando sarà pronto il catalogo della mostra e probabilmente organizzata una giornata di studi, l’esposizione si arricchirà del documentario di Pacifico e Liguori ‘Il teatro al lavoro’ e vedrà la presentazione di un lavoro nuovo di Andrea Renzi con l’Ensemble Dissonanze su testi di Samuel Beckett.

Attorno a questa mostra c’è poi sempre a Napoli lo spazio che il Museo Madre dedica ai 40 anni di lavoro di Mario Martone, una retrospettiva tra teatro, cinema e opera lirica dal 1977 a oggi che ha al centro il filmato col montaggio di brevi testimonianze e documenti, costruito dal regista stesso, che ha la durata di oltre nove ore e in cui si rivede anche ovviamente lo storico postmoderno e multimediale ‘Tango glaciale’ del 1982, ma assieme il ‘Tango glaciale Reloaded’, ripresa filologica ma non nostalgica o solo documentaria realizzata quest’anno da Anna Redi e Raffaele Di Florio con un gruppo di giovani che hanno preso il posto che fu di Licia Maglietta, Andrea Renzi, Thomas Arana. Insomma diversi appuntamenti per rivivere una stagione felice, un momento coraggioso di apertura e collaborazione, cosa così rara nel nostro teatro, che ancora sta dando i propri frutti: “Come un impasto di lievito madre, la spinta delle origini continua a fermentare e nutrire la prospettiva fondante di una dimensione indipendente e non istituzionalizzata – conclude Servillo – lontana dalle forme consolatorie della napoletanità, rivendicando con orgoglio una natura scarrozzante che ci porta da Napoli nel mondo”.

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